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I 7 motivi per cui scelgo di pubblicare i miei libri con Amazon (e perfino guadagnare)

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In questo articolo vi spiego perché ho scelto di pubblicare i miei libri su Amazon. A volte sul mio canale Telegram qualche lettore “contro a prescindere” sostiene che non dovrei farlo, dando a giustificazione che Amazon è cattiva, oppure perché è un colosso multinazionale. Scrivono: “io non compro su Amazon!”, ma non spiegano il perché. Siamo nell’era dell’e-commerce, abbiamo migliaia di store online in tutto il mondo, eppure loro sembrano vivere su Marte. Oppure non si accorgono neppure che scrivono il loro commento contro Amazon con un telefono cellulare Apple che ha 42% del mercato, maggiori azioni Vanguard e BlackRock (cioé le famiglie maligne Rothschild e Rockefeller), oppure i cinesi Samsung che ha il 18,3% del mercato, Oppo (8%), Huawei (3%), oppure un telefono Google Pixel (società Alphabet, maggiori azionisti Vanguard, BlackRock e State Street, le solite famiglie elitarie di banchieri). Questi (pochi) lettori per coerenza dovrebbero buttare subito il loro telefono perché li producono le multinazionali dell’élite occidentale e le multinazionali cinesi che sfruttano i lavoratori nelle fabbriche formicaio. Oppure dovrebbe smetterla di usare Google per una veloce ricerca e in generale dovrebbero piantarla di usare internet (eh già, secondo Raluca Radu, professore associato della facoltà di giornalismo e comunicazione presso l’Università di Bucarest (Romania) anche internet «è una infrastruttura controllata da una combinazione di aziende internazionali, politici e uomini d’affari»). Allora che facciamo? Ci ritiriamo tutti nella foresta amazzonica e andiamo a caccia con l’arco nella giungla?

I soggetti “contro a prescindere” con la polemica facile, sempre pronti a puntare il dito contro qualcuno, fanno gli idealisti e i puristi col culo degli altri. Questo mondo non è puro. Bisogna lavorare, guadagnare, sopravvivere e sfruttare le crepe del potere. Io vivo di scrittura e giornalismo dal 1986. All’epoca vendevo il mio lavoro agli editori di quotidiani e periodici, che tra gli azionisti avevano sempre qualche imprenditore vicino alla politica o all’élite finanziaria italiana. Il gioco è sempre lo stesso. Non cambia. Forse in quegli anni c’era meno censura, il giornalismo aveva ancora un senso in molti casi, io stesso pubblicavo articoli e inchieste investigative che davano fastidio ai potenti e perfino un editore come Rizzoli mi permetteva di farlo (sui settimanali “L’Europeo” e il “Il Mondo”), oppure facevo di peggio sul quotidiano “La Voce di Indro Montanelli”, il maestro del vero giornalismo al servizio dei lettori. Ma quei tempo sono passati. Oggi il giornalismo è una fogna puzzolente di notizie false. È propaganda. Di chi è la colpa? Dell’élite finanziaria, cioè i soliti colossi che riconducono alle poche famiglie di banchieri che controllano il mondo. Eppure.. bisogna pur continuare a informare, pubblicare, fare cultura e informazione. Oggi sono un giornalista indipendente e scrittore self publisher (auto editore). Sfrutto le piattaforme del sistema per fa filtrare le mie idee, le ricerche, le analisi, gli approfondimenti, i video. Le uso per lavorare, guadagnare e sopravvivere. Dove è possibile, uso a mio vantaggio gli algoritmi per fare resistenza dall’interno.
Ecco dunque i motivi per cui scelgo Amazon per pubblicare i miei libri:

Motivo numero 1: Amazon non censura

Anche Amazon ha come principali azionisti Vanguard, BlackRock e StateStreet, ma stranamente fino ad oggi il fondatore e miliardario Jeff Besos non hai praticato nessuna censura feroce agli autori che pubblicano libri, mentre invece Facebook, Google, You Tube (l’ex Twitter), Instagram ed oggi anche Tik Tok bloccano gli utenti che pubblicano notizie scomode, li censurano, gli algoritmi rendono meno visibili i loro post e articoli, chiudono persino gli account e i canali senza un motivo valido.
Su Amazon ad esempio pubblicano i loro libri alcuni principali giornalisti e autori indipendenti, su temi scottanti come i vaccini, il coronavirus, le élite, i colossi farmaceutici, la massoneria, il nuovo ordine mondiale. Qualche esempio? L’americano Alex Jones, fondatore dell’agguerrito sito di informazione indipendente Infowars.com, bannato ferocemente da Facebook, Google, You Tube, pubblica micidiali video contro il Nuovo Ordine Mondiale, i globalisti, il deep state americano, eppure Amazon gli consente di pubblicare il suo libro e guadagnare. Nessuno lo accusa di niente. Anzi, i suoi libri sono ai primi posti nelle classifiche di Amazon e aiutano migliaia di persone ad aprire gli occhi, a capire chi c’è dietro al “Grande Reset” e combatte l’élite dall’interno con le sue pubblicazioni.

Un altro esempio è la giornalista, scrittrice, film maker e attivista americana Naomi Klein (sito web) che ha pubblicato libri tosti contro contro i capitalismi e l’élite globalista, tra cui “No Logo” (2007, disponibile su Amazon), “Shock Economy” (2008, disponibile su Amazon), “Una rivoluzione ci salverà” (2015, disponibile su Amazon), “Il Mondo in fiamme” (2021, disponibile su Amazon), “Doppelganger: un viaggio nel mondo degli specchi” (ossia “Gemello maligno”, 2023, disponibile su Amazon). Sono tutti libri che attaccano i poteri forti e lo criticano in modo feroce, favorendo il risveglio e la consapevolezza in migliaia di lettori in tutto il mondo. Non solo. Dopo l’emergenza della pandemia nel biennio 2020-2022 e la vaccinazione forzata col ricatto in tutto il mondo, Naomi Klein ha fondato DailyClout (sito web e canale Telegram), una piattaforma di giornalismo indipendente con sede a Millerton, New York, che sforna inchieste e scoop micidiali contro Pfizer, Bill Gates, Anthony Fauci, le élite globaliste. Ebbene, caro lettore purista e idealista, ti rivelo che Amazon permette a Naomi Klein di pubblicare il suo libro-rapporto shock “DailyCout Pfizer Report Analysis: scopri cosa hanno cercato di nascondere Pfizer e FDA” (2023), senza subire nessun blocco delle pubblicazioni o censura. Sei ancora convinto che Amazon sia così tremenda?

Un altro esempio americano è il giornalista investigativo americano James O’Keefe (anche lui indipendente), fondatore di Project Veritas nel 2011 (sito web di giornalismo investigativo da cui poi il consiglio di amministrazione lo ha cacciato dopo uno scoop tremendo su Pfizer, che evidentemente non ha gradito) e oggi direttore della O’Keefe Media Group, una nuova agenzia di giornalismo indipendente che sforna scoop giornalistici che fanno tremare i polsi ai potenti (tra cui proprio BlackRock). Ebbene, anche O’Keefe vende i suoi libri su Amazon! (qui la sua pagina). E non solo titoli così tranquilli, ma parlano della corruzione americana, del deep state, dell’élite che sta distruggendo l’America.
Oppure vogliamo parlare di Stew Peters, l’ex cacciatore di criminali che ha messo in piedi uno show giornalistico indipendente su internet seguito da milioni di telespettatori in America e nel resto del mondo? Il Stew Peter Show (sito web) sforna scoop e attacchi terribili contro l’élite “pedofila e satanista”, la temibile Pfizer (è stato il primo a rivelare che i loro vaccini contengono ossido di grafene), l’organizzazione malefica Open Society di George Soros, i Rothschild… Ok, anche lui vende e si promuove su Amazon!!! E Jeff besos non lo ha mai censurato…

I criticoni al grido “Amazon no!!” dovrebbero poi sapere che anche molti autori italiani della cosiddetta “contro-informazione” (termine orrendo che non prediligo) pubblicano i loro libri su Amazon e guadagnano anche bene in alcuni casi. Qualche esempio: la scrittrice Ilaria Bifarini (libri più noti “Il Grande Reset”, “Blackout”, “Dal Grande Reset al Green Reset”, usa proprio Amazon per promuovere e vendere le sue pubblicazioni. La Bifarini è una acerrima “nemica” del World Economic Forum e dellìélite che vuole azzerare la società moderna, portandoci un nuovo modello distopico e dittatoriale. Attacca il neoliberismo (altro nome che indica l’élite globalista), le organizzazioni sovranazionali (come l’OMS) ed è spesso ospite su ByoBlu e Visione Tv (canali della cosidetta e presunta contro-informazione). Il suo libro “Il Grande Reset” ha oltre 1.000 recensioni, quindi almeno mille persone lo hanno comprato: stiamo di un guadagno compreso tra i 6 mila e i 10 mila euro (a cui bisogna aggiungere i guadagni degli altri suoi libri), considerando che Amazon assegna all’autore il 60& di royalties.
Oppure per fare altri nomi: la giornalista e attivista Tiziana Alterio pubblica su Amazon (libri recenti “Il Dio Vaccino” e “Putin”), Enrica Perucchietti idem, oppure la stessa ByoBlu di Claudio Messora (il più acerrimo nemico dei poteri forti italiani e internazionali) ha i libri dei suoi autori su Amazon (attraverso Youcanprint). E potrei continuare l’elenco… Quindi, cari criticoni idealisti, di che parlate quando gridate “Amazon no!!“, inneggiando a una necessità di purezza della (spesso finta) della contro-informazione??

Motivo 2: Amazon paga il 60% di royalties

Nel 1992 ho pubblicato il mio primo libro con una casa editrice di Trento: la Pubbliprint. All’epoca potevo considerarmi uno scrittore fortunato: il contratto prevedeva il 12% di diritti di autore sul prezzo di copertina, mentre di solito le altre case editrici (anche quelle grandi) assegnavano al massimo l’8% o il 10%. Guadagnai spiccioli, mentre l’editore incassò una bella somma perché vendetti quasi duemila copie del libro “L’Accordo”, una inchiesta giornalistica sull’ex ministro Paolo Cirino Pomicino (finito sotto indagine dal tribunale dei Ministri) e l’ex industriale del grano Franco Ambrosio (poi arrestato), che riguardava il malaffare intorno a un finanziamento del CIPE di mille miliardi di lire.
Feci un lavoro investigativo notevole, assumendomi anche il rischio di essere querelato e poi dover pagare gli avvocati (oltre ai danni se avessi perso in tribunale). Guadagni? Pochissimi. Lo stesso accadde con la casa editrice Hermes (gruppo Mediterranee) per un libro sull’agopuntura che avevo scritto su richiesta dell’editore, sempre uscito nel 1992. Incassai spiccioli. E potrei fare altri esempi, con altri editori con cui ho avuto a che fare… Ultimo caso degno di nota: nel 1997 ho creato il brand “Macrolibrarsi” del gruppo editoriale Macro Edizioni e sono stato loro consulente per diversi anni. Nel 1998 pubblicai il mio primo romanzo fantasy e siglai con loro un accordo di distribuzione. I libri li stampai io. Soldi guadagnati? Zero. Dopo molti anni ho trovato una libreria di Bologna vendeva le mie copie su eBay, senza mia autorizzazione, con il bollino “Macro Edizioni” in retro copertina. Alla faccia dell’etica ecologista ed equosolidale di cui tanto parla Macro: ho scritto una email al figlio dell’editore (che conosco bene) per segnalare l’anomalia ma non mi ha mai risposto. Cosa voglio dire? Una cosa molto semplice: pubblicare oggi con un editore e perdente e fallimentare, soprattutto nell’era di internet e di Amazon.

Al contrario, Amazon permette agli autori di avere potere sulle proprie pubblicazioni. Grazie alla sua piattaforma KDP (Kindle Direct Publishing) garantisce allo scrittore il 60% di royalties (guadagni) sul prezzo di copertina (che decide l’autore), escludendo le spese di stampa del libro per chi lo ordina. Vi pare poco? Affatto!! È tantissimo, se paragonato al misero 8% che davano gli editori tradizionali.

Motivo 3: Amazon rende autonomi con KDP

La piattaforma KDP di Amazon rende autonomi gli scrittori e autori indipendenti: è possibile crearsi un account, una dashboard mostra il grafico delle vendite giorno giorno (con i guadagni netti), è possibile auto pubblicare libri in vari formati, in qualunque momento il manoscritto è modificabile e ampliabile, è possibile sostenere la promozione del libro con le Amazon Ads (adversiting, pubblicità a pagamento), creare una Pagina Autore che illustra il propri profilo professionale, mettere a disposizione codici sconti. Insomma, Amazon è l’interlocutore ideale per chi vuole auto pubblicare libri e musica. Non mi pare cos’ cattivella, vi pare? Anzi, premia il creatore, lo scrittore, il giornalista indipendente. È uno spazio giusto che valorizza gli autori che scelgono la strada del self publishing.

Motivo 4: Amazon protegge il copyright

Amazon è molto rigida sulla difesa del copyright di Autore. Passa al setaccio le nuove pubblicazioni indipendenti e individua eventuali plagi o scopiazzature. Se lo scopre, chiude l’account dell’autore e in alcuni casi blocca anche i pagamenti. Non scherza su questo argomento. Lo scrittore e autore indipendente si sente dunque tutelato da Amazon, che con i suoi potenti algoritmi e il suo team di KDP stana gli eventuali imbroglioni che copiano. Inoltre, ciò garantisce sempre un livello di sicurezza della proprie pubblicazioni.

Motivo 5: Amazon da potere ai lettori (e alle loro recensioni).

È un approccio meritocratico. Se un libro è fatto bene, è di grande qualità, ha una storia avvincente e i lettori lo premino con recensioni positive, allora Amazon valorizza tale libro, lo segnala tra gli “acquisti simili”, e aiuta lo scrittore a guadagnare. Se il libro giunge ad essere nei primi posti delle classifiche bestseller, grazie al numero di vendite e alle recensioni positive, aumentano i guadagni sia per Amazon che per l’autore. È una cosa cattiva? Non mi pare. Anzi: è la cosa più corretta che si può aspettare un autore indipendente.

Motivo 6: guadagni bene (se ci sai fare)

Nel mio libro “Il Sesto Potere Self Publisher: l’informazione fatta dal popolo” ho descritto tre tipi di self publisher: 1) quelli che fanno solo informazione, ad esempio blogger e autori video. 2) i self publisher d’autore, che auto pubblicano e auto promuovono i propri libri. 3) i self publisher business, che pubblicano libri (scritti spesso da writer/scrittori a pagamento) solo su parole chiavi profittevoli, che verosimilmente potrebbero vendere con facilità. Se si abbinano l’opzione 2 e la 3 si può guadagnare bene, in autonomia, ma a patto che si studino le regole e te tecniche (elaborate e complesse) del self publishing professionale. Ad esempio: bisogna sapere come funziona l’algoritmo di Amazon, come scegliere gli argomenti, la categorie, le keywors, come scrivere un abstract convincente, come realizzare un libro che interessa e una copertina che attira. Bisogna saper scrivere, impaginare, usare i social per promuoversi. Non è così semplice. È un lavoro. Richiede impegno, ma in compenso può favorire l’indipendenza economica.
(xxx libro self mio)

Motivo 7: con Amazon i self publisher possono fare molti soldi, pubblicare in varie lingue e mercati internazionali

La categoria del self publishing business è la più complessa, ma anche la più redditizia. Si possono arrivare a guadagnare 3mila, 10 mila, 33 mila, 170 mila euro al mese. Grazie ad Amazon. Per chi chi riesce, vi assicuro, Amazon è un benefattore e un un cattivo soggetto. Ho conosciuto di recente un ragazzo di 22 anni che durante i lockdown lavorava in fabbrica a mille euro al mese: sfruttato e sottopagato. Poi si è messo a studiare il self publishing come business: in sei mesi, con due libri non scritti da lui, è arrivato a 12 mila euro in un mese. Dopo un anno è salito a 120 mila euro. Nel 2023 si è trasferito a Dubai (Emirati Arabi) e guadagna circa mezzo milione di euro all’anno. Il suo talento, con Amazon, è stato premiato.
Una ragazza siciliana, invece, è arrivata a guadagnare 33 mila euro in un mese (per questione di privacy non posso fare nomi). Ecco la sua dashboard KDP del mese di giugno 2023: non male, vero? Ancora convinti che Amazon sia il male? Oppure, invece, offre opportunità?

Amazon.com è il principale store di libri e musica al mondo. Ma esistono siti di Jeff Besos in ogni paese, con rispettivo immensa area magazzino da cui partono i libri e i prodotti. Esistono Amazon.it, Amazon.de (Germania), Amazon.fr (Francia), Amazon.uk (Inghilterra), Amazon.es (Spagna), Amazon.au (Australia), Amazon.jp (Giappone), ma l’elenco completo è lungo: è presente in Brasile, Argentina, Bahrein, Bermuda, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Corea, Ecuador, Emirati Arabi Uniti, Arabi Sausita, Filippine, Guadalupa, Hong Kong, Islanda, India, Indonesia, Israele, Kenya, Kuwait, Macao, Malesia, Messico, Nigeria, Norvegia, Serbia, Singapore, Sudafrica…
In molti di questi mercati è possibile pubblicare libri nella lingua locale grazie attraverso il proprio account KPD, scegliendo il paese dove si vuole vendere. Interessante, no? In questo modo l’autore può farsi conoscere a livello internazionale e gestisce in autonomia le pubblicazioni estere. Se poi si fa business con il self publishing, allora può diventa un’attività imprenditoriale. Quale vecchio editore tradizionale poteva garantire questa grande opportunità a uno scrittore?

post scriptum: per chi blatera che Amazon sfrutta i lavoratori, oggi non è più così. Durante i lockdown mio fratello ha lavorato per un anno nei grandi magazzini di spedizione di Amazon: stipendio intorno ai 1.800 euro, attenzione alla sicurezza sul lavoro, formazione periodica dei lavoratori da parte del team manager. Quindi anche su questo nulla da dire. Rimane una multinazionale, certo, ma nel caso degli autori e scrittori è una risorsa.

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